<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104</id><updated>2011-04-21T14:31:38.350-07:00</updated><category term='male'/><category term='responsabilità'/><category term='senso di colpa'/><category term='Scheda catechesi'/><category term='peccato'/><title type='text'>Associazione Mambre - percorso biblico 2008/9: FARSI OSPITE</title><subtitle type='html'>Riflessioni ad alta voce e racconti biblici per ospitare e farsi ospitare dalla Parola di Dio</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>11</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-5596658967578700482</id><published>2009-03-11T00:58:00.000-07:00</published><updated>2009-03-11T01:00:10.465-07:00</updated><title type='text'>Dio è onnipotente? - dalla relazione di Luca Mari</title><content type='html'>“Che cosa significa che Dio è onnipotente? Dio si è rivelato come «il Forte, il Potente» (Salmo 24, 8), colui al quale «nulla è impossibile» (Luca 1, 37). La sua onnipotenza è universale, misteriosa, e si manifesta nel creare il mondo dal nulla e l’uomo per amore, ma soprattutto nell’Incarnazione e nella Risurrezione del Suo Figlio, nel dono dell’adozione filiale e nel perdono dei peccati. Per questo la Chiesa rivolge la sua preghiera al «Dio onnipotente ed eterno» («Omnipotens sempiterns Deus... »).” (CCCC, 50).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, l’onnipotenza di Dio, che qui è comunque qualificata come “misteriosa” (l’altra qualificazione – “universale” – appare enigmatica: può un’onnipotenza essere non-universale?), non viene correlata qui in alcun modo al nostro problema, e rimane tutto sommato piuttosto estrinseca. Per esempio, appare del tutto compatibile con l’opzione secondo cui anche il diavolo goda di un’onnipotenza “dello stesso genere”: e infatti, per come presentato, il diavolo appare per l’uomo a tutti gli effetti come un dio (ricorda anche le tentazioni di Gesù nel deserto), con la conseguenza che, al di là delle dichiarazioni di principio, il nostro problema tornerebbe alla soluzione facile del politeismo: il dolore esiste perché c’è un dio che lo genera.&lt;br /&gt;La soluzione ben più interessante è quella a cui, “dopo Auschwitz”, è nuovamente giunta una parte del&lt;br /&gt;mondo ebraico: Dio creando il mondo ha scelto “contrazione, ripiegamento, autolimitazione. Per fare spazio al mondo, l’infinito dovette contrarsi in se stesso, e in questo modo lasciar sorgere al di fuori di sé il nulla” (Jonas, 37).&lt;br /&gt;Non solo: rinunciando alla sua onnipotenza, egli non è rimasto indifferente alle vicende della sua creazione ma, proprio per la sua bontà, ha scelto di soffrire con essa: “è Dio stesso a voler soffrire con il suo creato perché altrimenti, se non contenesse in sé anche la categoria della sofferenza, non sarebbe perfetto.” (Ben-Chorin, 52).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. ‘Viva la libertà’, gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva. ‘Dov’è il buon Dio? Dov’è?’, domandò qualcuno dietro di me.&lt;br /&gt;A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte. Silenzio assoluto. All’orizzonte il sole tramontava.&lt;br /&gt;‘Scopritevi!’, urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo. ‘Copritevi!’. Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora... Più di una mezz’ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti. Dietro di me udii il solito uomo domandare: ‘Dov’è dunque Dio?’. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: ‘Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca.” (Elie Wiesel, La notte, 1958).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo, indifeso come Gesù, è l’unico Dio di cui mi pare di saper dire qualcosa: ragionevole se e in quanto la sua creazione lo è. E in effetti, l’essere ragionevole, come l’essere naturale, è una categoria troppo contingente per essere applicata a Dio. Come per la meta-naturalità, rimane la meta-ragionevolezza: nella mutevolezza dello spazio e del tempo, l’uomo è uomo non in quanto ha certe idee o adotta certi stili di pensiero, ma perché si fa domande. Ecco perché continuare a farlo, e non diventare schiavi di alcun principio di autorità, è necessario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-5596658967578700482?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/5596658967578700482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/03/dio-e-onnipotente-dalla-relazione-di.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/5596658967578700482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/5596658967578700482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/03/dio-e-onnipotente-dalla-relazione-di.html' title='Dio è onnipotente? - dalla relazione di Luca Mari'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-3127059012121191906</id><published>2009-03-09T01:48:00.000-07:00</published><updated>2009-03-09T01:53:42.838-07:00</updated><title type='text'>il rapporto tra Dio e gli uomini, tra Babele e Pentecoste</title><content type='html'>&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Lingua universale e dialetti&lt;br /&gt;La globalizzazione dei problemi e delle relazioni porterà a una lingua globale? Attualmente, l'88% della popolazione mondiale parla un inglese molto semplificato che viene definito globish (=fusione delle parole "Globe" e "English").Forse tra una o due generazioni tutti gli uomini comprenderanno una lingua attraverso la quale si scambieranno opinioni, merci, sentimenti … forse le lingue “nazionali” rimarranno come strumento di espressione e dialogo intermedio, ma si atrofizzeranno gradualmente perché meno “necessarie” di oggi. In compenso dal basso risorgeranno i linguaggi locali o tecnici, cioè una serie di dialetti nei quali si riconosceranno gli appartenenti a determinate comunità (regionali o per affinità di mestiere). Pensiamo anche a quanto le nuove tecnologie hanno modificato il nostro linguaggio (oltre che importare di termini dall'inglese, stiamo modificando le nostre abitudini nella scrittura, basti vedere l'utilizzo del kappa al posto della "c dura"). Babele è dunque superabile o tutto rimarrà come è sempre stato? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;La Pentecoste sembra fornire una soluzione che non elimina il problema ma lo risolve con “l’intervento divino”. Ognuno parla la sua lingua ma uno Spirito traduttore fa sì che ciascuno intenda quel che l’altro dice. Se così fosse Babele risulta superabile solo con l’intervento “miracoloso” di Dio che non appiattisce le differenze e le caratteristiche personali o di gruppo ma le armonizza nel senso che le rende comprensibili, cioè condivisibili dagli altri. È questa una prospettiva proponibile? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Forse non c’è bisogno di una lingua ma di linguaggi universali. La scienza è uno di questi? La dichiarazione dei diritti universali (cioè un linguaggio condiviso sulla giustizia, la libertà, lo sviluppo della personalità …) è un altro linguaggio universale? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Accettare Dio come interlocutore (possibile o necessario) è una condizione per affrontare il problema o solo un risultato cui si può arrivare o non arrivare dopo una indagine condotta diligentemente e coerentemente con le proprie inevitabili “premesse”? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Dio è “dicibile” o solo “ascoltabile”? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Quando Dio parla (se parla) che linguaggio usa per farsi capire dagli uomini? La bibbia? Il corano? I libri sacri in generale delle varie religioni? La persona di Gesù? L’intimità spirituale personale di ciascuno? La scienza? Il progresso? …Questo tema ci porta a chiederci cosa è “parola di Dio”? solo la Bibbia? Quella ebraica? Quella cristiana? E a tutti gli altri uomini Dio ha parlato o no? Maometto è amico di Dio o no? E Budda? E i fedeli indù? E tutti coloro che si interrogano sul senso della vita? &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Quando “il sentiero è interrotto” cosa si può fare? L’uomo nulla, se non tornare sui suoi passi e accontentarsi della foresta in cui vive. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Come può Dio essere “padre” e insieme essere così difficile da trovare? A chi giova questo gioco a nascondino?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-3127059012121191906?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/3127059012121191906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/03/scheda-di-riflessione-n6.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3127059012121191906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3127059012121191906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/03/scheda-di-riflessione-n6.html' title='il rapporto tra Dio e gli uomini, tra Babele e Pentecoste'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-1728303968728695267</id><published>2009-02-12T01:02:00.001-08:00</published><updated>2009-02-12T01:03:06.068-08:00</updated><title type='text'>L'economia ha un'anima? quesiti e provocazioni...</title><content type='html'>1.      E’ cosa buona e giusta per il cristiano creare ricchezza?&lt;br /&gt;·         La ricerca dell’efficienza, fine ultimo dell’economia, è un fine legittimo anche per il cristiano?&lt;br /&gt;·         Secondo quali principi il cristiano deve amministrare/creare  ricchezza?&lt;br /&gt;·         I principi “economici” alla base della creazione della ricchezza sono in contraddizione con quelli evangelici?&lt;br /&gt;·         Ci sono margini di dialogo tra liberismo e etica cristiana  senza cadere  nell’eccessivo lassismo o radicalismo ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.       In che misura il cristiano  può condividere i fondamenti del libero mercato?&lt;br /&gt;·         La povertà che dobbiamo ricercare è una povertà di beni o di spirito?&lt;br /&gt;·         L’invito di Gesù al giovane ricco è di vivere di carità o di fede in Lui?&lt;br /&gt;·         Tutto ciò che abbiamo è un dono che dobbiamo a nostra volta donare o che siamo chiamati a far fruttare? A vantaggio di chi?&lt;br /&gt;·         Non ha senso la proprietà privata ma solo la comunione dei beni? come prassi imposta da un regime politico o come adesione volontaria a un modo di vivere che non mette in discussione la proprietà dei beni?&lt;br /&gt;·         Nell’economia domestica delle nostre famiglie prevalgono comportamenti opportunistici/egoistici o etici/solidali?&lt;br /&gt;·         Perché le imprese, gli Stati o le varie istituzioni stentano ad introdurre dimensioni etiche e sociali nelle loro scelte economiche?&lt;br /&gt;·         I problemi sono da ricondurre alle leggi “economiche”, ai “fini” dell’economia, alle “scelte politiche”  o, ancora oltre alla “natura” dell’uomo che ricorre a mezzi irrispettosi della dignità umana? &lt;br /&gt;·         La “concorrenza” di per sé è un principio negativo?&lt;br /&gt;·         Qual è la dimensione fisiologica e quale quella patologica della concorrenza alla luce dei valori cristiani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.      Cosa non ha funzionato nel liberismo? Cosa non ci convince del liberismo economico?&lt;br /&gt;·         Basta dire che lo stato o le istituzioni sovranazionali devono intervenire nelle scelte economiche o che  al mercato si deve aggiungere la politica per avere una economia più “giusta” e rispettosa dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda?&lt;br /&gt;·         Quale politica potrebbe far spostare l’asse delle scelte dal primato dell’economia/efficienza a quello della solidarietà, sostenibilità, condivisione, responsabilità e consapevolezza delle conseguenze, …..?&lt;br /&gt;·         Come fare per governare l'economia alla luce di un progetto globale di convivenza sociale? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.       La politica, per essere "degna di questo nome", dovrebbe però essere esercitata attraverso un "policentrismo” vale a dire  con diversi attori autonomi ma interdipendenti, dai singoli alle famiglie, agli enti locali, lo Stato, le realtà sovranazionali e internazionali: è utopia o un obiettivo conseguibile?&lt;br /&gt;·         La crisi è solo economica o è anche sociale, morale e include l’oblio di alcuni valori, tra cui anche quelli cristiani: quali in particolare?&lt;br /&gt;·         Cosa occorre ricostituire  o costruire di nuovo per garantire un futuro più umano preservando il legittimo desiderio di crescita e di sviluppo del benessere?&lt;br /&gt;·         Ci sono bisogni che il  mercato non riesce a soddisfare? Ci sono esigenze umane che sfuggono alla sua logica?&lt;br /&gt;·         La povertà, la miseria e la crisi di oggi, sono tutte da imputare al libero mercato?&lt;br /&gt;·         Posto che è stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano, una maggior regolamentazione del mercato che garanzie darebbe?&lt;br /&gt;·         Da chi dovrebbe essere regolamentato il mercato? Dalle sue stesse regole,dall’autorità politica, dall’etica degli imprenditori, dalla cultura e la tradizione di popoli, dalla religione, dalla conflittualità delle parti sociali, dalla società civile  (associazione consumatori,  scuola che educa al consumo critico, dalle famiglie che disciplinano le spese in modo saggio,…), dall’economia del no profit, dagli organismi  economici e finanziari internazionali che possono contribuire a dare al mercato regole eque, favorendo la democrazia economica?&lt;br /&gt;·         Può avere un’anima il mercato?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-1728303968728695267?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/1728303968728695267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/02/leconomia-ha-unanima-quesiti-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/1728303968728695267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/1728303968728695267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/02/leconomia-ha-unanima-quesiti-e.html' title='L&apos;economia ha un&apos;anima? quesiti e provocazioni...'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-2264095557574915484</id><published>2009-02-12T00:29:00.000-08:00</published><updated>2009-02-12T00:39:05.146-08:00</updated><title type='text'>Ogni economia crea opportunità ed emarginazioni: ospitare i deboli e i piccoli in (per) un’economia di giustizia</title><content type='html'>Di chi è la terra?&lt;br /&gt;Capitalismo e comunismo sono le due risposte principali che gli uomini hanno dato al quesito nell’era contemporanea, con risultati e successi ben differenti. La terra è dei singoli uomini recita il credo del capitalismo. La terra è della collettività ribattono i comunisti. La storia ha dato più successo ai primi e ha decisamente sconfitto i secondi.&lt;br /&gt;Tutti però abbiamo anche capito che la realtà individuale e privata non può essere sempre un valore assoluto e che in alcuni momenti, per alcune emergenze ma anche per alcuni obiettivi positivi, c’è un interesse collettivo, di bene comune, che sorpassa il diritto e il bisogno del singolo (può essere una guerra, una calamità naturale ma anche la necessità di creare strutture collettive come le strade o un ospedale, una scuola …).&lt;br /&gt;L’affermazione precisa della Bibbia è che la terra appartiene a Dio.&lt;br /&gt;Possiamo tradurre questa espressione con: la terra è affidata all’umanità intera?&lt;br /&gt;Se consideriamo questa opzione vuol dire che andiamo in cerca di una soluzione di giustizia universale, per tutti gli uomini; vuol dire che perseguiamo una equa distribuzione dei beni su base planetaria e non regionale, nazionale o continentale. In questa prospettiva la “globalizzazione” dei problemi e dei mercati possono essere una strada verso una società più equilibrata e felice?&lt;br /&gt;Cosa possiamo fare per cercare di estendere la condizione dell’aria (disponibile per ciascuno in quantità sufficiente per il suo bisogno) anche agli altri beni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ereditare la terra.&lt;br /&gt;Già leggendo la storia di Isacco e Ismaele abbiamo visto come la questione patrimoniale crea “l’altro”, il “diverso” e in ultima analisi lo “straniero”. Qui Mosè/Israele prende coscienza che un eccesso di patrimonio genera ingiustizia e perciò prova ad introdurre il meccanismo del giubileo (mai realmente applicato) come correttivo.&lt;br /&gt;Il problema è complesso e ha varie sfaccettature.&lt;br /&gt;Possiamo provare ad attualizzare il tema concentrandoci sul capitolo eredità.&lt;br /&gt;È buona cosa che i genitori passino i loro beni ai figli. Tuttavia nel caso di “grandi patrimoni” questo genera condizioni di ingiustizia palese perché si tratta di beni “non meritati” né “conquistati”, che spesso vengono pure utilizzati male, in qualche caso con ricadute sociali pesantemente negative (come nel caso di gestioni aziendali affidate a figli non competenti).&lt;br /&gt;La legislazione sociale degli stati del novecento ha pesantemente tassato le eredità con l’intento di correggere questo stato. In un passato recente si è intervenuti per alleggerire le tasse sull’eredità. Quale può essere un giusto rapporto tra eredità e giustizia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beati i poveri&lt;br /&gt;Ogni sistema economico mira a creare stabilità, sicurezza e benessere; insegna ad essere prudenti e a costruire con costanza la prospettiva di un futuro senza sorprese. Il vangelo afferma invece esplicitamente “beati i poveri”. Come dire che la condizione della felicità è data dalla povertà dei beni, dalla precarietà delle condizioni, dall’insicurezza del futuro. Questo rovesciamento di prospettive, benché molto predicato non trova riscontro nelle proposte ecclesiali se non forse nelle esperienze di piccole comunità o degli ordini monastici.&lt;br /&gt;Come si può coniugare seriamente questo insegnamento?&lt;br /&gt;Possiamo pensare ad una religione che predicando il distacco dalle cose si fa paladina realmente della realizzazione del bene comune e del superamento dell’individualismo (esasperato) nel quale ci ha rinchiuso un “eccesso di capitalismo”?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-2264095557574915484?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/2264095557574915484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/02/scheda-di-discussione-n5.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2264095557574915484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2264095557574915484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/02/scheda-di-discussione-n5.html' title='Ogni economia crea opportunità ed emarginazioni: ospitare i deboli e i piccoli in (per) un’economia di giustizia'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-3044962354232938230</id><published>2009-01-13T23:40:00.000-08:00</published><updated>2009-01-13T23:45:43.138-08:00</updated><title type='text'>scheda: Una vita da ospite: usare tutto senza avere nulla. Il distacco dalle cose come condizione per “possederle sempre”</title><content type='html'>Ci sono tre figure che disegnano il racconto di oggi: Abramo, Gesù e il giovane ricco.&lt;br /&gt;Il primo ha saputo transitare con distacco tra le cose; ha spostato continuamente i paletti della sua tenda; ha “girato il mondo” senza cercare di creare un patrimonio fisso, stabile (immobile), finché non ha comperato un campo, apparentemente solo per la sua sepoltura, di fatto dando inizio al diritto d’Israele di stare in quel territorio.&lt;br /&gt;Gesù è invece vissuto prima da emigrante e poi da “nomade”, è uscito dalla sua famiglia e dal suo villaggio per stare dove lo portava il suo bisogno di predicazione e di annuncio: non possedeva neanche la tenda e le greggi di Abramo e doveva elemosinare quotidianamente il cibo e un posto per dormire.&lt;br /&gt;Il giovane ricco, saggiamente, era fedele osservante di tutta la Legge e attento alla salvaguardia del suo patrimonio, ricevuto in eredità e probabilmente ben amministrato e accresciuto: un vero modello di saggezza e anche di attenzione agli altri (con elemosine ed elargizioni secondo quanto comanda la Legge/Religione).&lt;br /&gt;Eppure quel giovane è evangelicamente diventato modello di fallimento: si è tirato indietro di fronte alla proposta di Gesù.&lt;br /&gt;Facile per noi “condannarlo”col cuore, salvo poi scoprire che tutta la nostra vita è ricerca di “patrimonio, sicurezza, amministrazione saggia delle cose …”. Ma anche la Chiesa, con il suo insegnamento e il suo comportamento ci spinge a questa “saggezza da giovane ricco” amministrando con interesse il suo patrimonio e invitandoci a fare altrettanto …&lt;br /&gt;Proviamo allora a farci qualche domanda:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decisione coraggiosa se non imprudente, quella di Abramo, ma forse indispensabile per relativizzare le sicurezze del passato rappresentate dalla saggezza di Terah.&lt;br /&gt;Oggi, venerare Abramo come “padre” cosa significa? Accettare la sfida del distacco dalle certezze e dalle sagge sicurezze del buon senso? E per che cosa? E con che grado di rischio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile capire se la scelta di “vivere da stranieri nella cultura contemporanea” (il mio regno non è di questo mondo) non è una stravaganza ma un imperativo della fede?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comperare un campo per la sepoltura della propria famiglia. È un gesto che fa fare un passo avanti alla promessa di Dio e insieme è la premessa di future lotte e guerre tra popoli che si sono differenziati per lingua, religione, cultura … ma che si riconoscono con orgoglio progenie di Abramo.&lt;br /&gt;Perché è necessario avere una terra per essere un popolo? Può una terra essere condivisa tra più popoli?&lt;br /&gt;Si può essere cittadini di uno stato se si hanno lingua, cultura, religione, usi e costumi diversi? Cosa si deve condividere per poter essere “cittadini” sullo stesso territorio?&lt;br /&gt;Un esempio concreto: gli arabo-israeliani possono essere cittadini d’Israele?&lt;br /&gt;E gli emigranti che “atterrano” da noi, quando possono essere definiti italiani? Quando parlano la nostra lingua? Quando conoscono la nostra cultura? Quando vestono come noi? Quando accettano le nostre regole sulla famiglia, sulla scuola, sulla politica?&lt;br /&gt;Due esempi di contraddizione:&lt;br /&gt;Noi siamo “permissivi” sulle convivenze senza matrimonio e non consideriamo un reato il&lt;br /&gt;“tradimento”. Perché siamo intolleranti se altri chiedono due mogli alla luce del sole?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti chiedono che i valori “cristiani fondanti” siano considerati parte della costituzione europea,&lt;br /&gt;anche se poi il cristianesimo non è accettato né praticato dalla maggioranza. Perché chi viene da&lt;br /&gt;un’altra civiltà e da un’altra religione, magari pure praticata e seguita, li deve accettare ma non può&lt;br /&gt;chiedere che vengano riconosciuti anche quelli della sua fede? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù grida “Beati” e invita ad avere un atteggiamento di distacco totale dalle cose e dai beni, a non preoccuparsi minimamente del domani. Il suo è quasi un contrordine rispetto al comandamento iniziale di Dio (Popolate la terra e assoggettatela);  chi ha ragione? Il Padre o il Figlio?&lt;br /&gt;Perché Gesù (e Abramo) se la prendono con il giovane ricco? Per la sua prudenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torna a questo punto una domanda già affiorata a novembre.&lt;br /&gt;Nella Rerum Novarum, che è un po’ il documento di riferimento di tutto il pensiero sociale della Chiesa, ripreso dalle successive encicliche sull’argomento, si afferma con chiarezza che la proprietà privata “… è diritto di natura …”. Positivamente significa che ogni uomo ha diritto a una identità e che questa ha bisogno di una “proprietà inalienabile” per esprimersi.&lt;br /&gt;Conseguentemente ogni declinazione concreta di azione sociale dei cattolici dovrebbe avere come base l’impegno a garantire questa dignità minima. Tuttavia non conosco alcuna esplicitazione concreta di tale affermazione (es. tutti devono avere una casa), né i limiti di tale possesso (es. tre sono troppe). Eppure sono passati più di cento anni da quel pronunciamento. Allora, oggi che il “comunismo” non esiste più, quale denuncia vogliamo fare dell’inattuazione di questo principio? Forse bisogna cominciare a denunciare i patrimoni eccessivi, gli accumuli esagerati di ricchezza, i profitti non socializzati (tassati) … forse va sviluppata una vera teologia e una prassi pastorale del “distacco” ….&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-3044962354232938230?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/3044962354232938230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/01/scheda-una-vita-da-ospite-usare-tutto.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3044962354232938230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3044962354232938230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2009/01/scheda-una-vita-da-ospite-usare-tutto.html' title='scheda: Una vita da ospite: usare tutto senza avere nulla. Il distacco dalle cose come condizione per “possederle sempre”'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-2758900333974099888</id><published>2008-12-16T02:29:00.000-08:00</published><updated>2008-12-16T02:34:41.051-08:00</updated><title type='text'>scheda: Ospitare stranieri in Europa. Arginare o regolare il flusso dei popoli? Quali leggi e quali confini per lo sviluppo e la sicurezza di tutti?</title><content type='html'>&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;Il racconto riprende la “fuga in Egitto” del vangelo di Matteo e imbastisce i possibili pensieri di Giuseppe, lavoratore straniero in una terra diversa per religione e civiltà. Nella finzione abbiamo cercato di reinventare la parabola del buon samaritano come se fosse un episodio realmente accaduto, sia pur con protagonisti immaginari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Vangelo di Matteo Gesù nasce a Betlemme ma non si fa riferimento ad alcun censimento per giustificarne la presenza. Non c’è neppure alcuna indicazione geografica circa la visione che precede la nascita, perciò possiamo anche immaginare che essa non sia da collocare a Nazaret come riportato da Luca. Quel che è certo è che Giuseppe emigra precipitosamente in Egitto e che vi rimane alcuni anni.&lt;br /&gt;Egli è dunque un lavoratore straniero in una terra governata da una potenza ancora più lontana (Roma) che ha informato della sua civiltà tutte le periferie del suo impero, importando ovunque anche usi e costumi delle località più raffinate incontrate.&lt;br /&gt;A modo suo l’impero romano è una civiltà globalizzata, con tanto commercio, mobilità umana e usi e costumi “occidentali” diffusi ovunque. Giuseppe e la sua famiglia sono stranieri in Egitto per lingua, religione, civiltà, usi e costumi: vestono in maniera diversa, hanno un ritmo di feste e riposi differente, mangiano secondo regole che gli egiziani e i romani non capiscono, hanno un senso della giustizia e della sovranità che non corrispondono a quelle del Dio in Terra che sono il Faraone o l’Imperatore Augusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali analogie sono possibili tra la situazione della famiglia di Gesù e quella delle famiglie emigrate che abitano in mezzo a noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù è stato un bambino segnato da un’esperienza di emigrazione. Nella sua predicazione da adulto ritroviamo tracce di questo passato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al rientro in Palestina Giuseppe e la sua famiglia non tornano in Giudea ma emigrano a Nazaret a oltre tre giorni di distanza da Gerusalemme/Betlemme; solo così, dice Matteo, “si realizzò quel che Dio aveva detto per mezzo dei profeti: - Egli sarà chiamato Nazareno.-“ C’è traccia di questo senso di non appartenenza ad alcuna terra nelle sue espressioni sulla famiglia e i parenti? Forse anche le sue richieste (ad esempio al giovane ricco) di distacco da tutte le cose sono predeterminate da questa lunga esperienza di “non radicamento”? Se è così, dove il cristiano può fissare la sua casa, la sua ascendenza, la sua appartenenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche da adulto Gesù vivrà da migrante e senza un mestiere fisso: affiderà il suo sostentamento alla generosità di quanti si faranno carico di ospitare lui e il suo gruppetto di seguaci. I contenuti della sua predicazione risentono di questo stato di vita? E come possono essere riproposti efficacemente a gente come noi orientata a creare stabilità e sicurezza, benessere e progresso? Disposti ad aprire e chiudere le frontiere, non secondo il bisogno dell’altro ma il nostro vantaggio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola del buon samaritano, qui riproposta volutamente a ruoli invertiti, dice che non siamo noi a scegliere il nostro prossimo ma sono i bisogni reali degli altri a venirci incontro. Noi possiamo scegliere che “altro” (la religione, ma anche la sicurezza, l’integrazione, la legalità) è più importante e urgente e anteporlo al bisogno materiale dell’altro, perché comunque noi non potremo mai risolvere il problema della povertà nel mondo. Anche Gesù dice che i poveri li avremo sempre con noi. Ma sempre Gesù, proprio nel vangelo di Matteo ci ha anche detto che il giorno del Giudizio si verificherà quanto abbiamo accolto e aiutato l’affamato, l’assetato, lo straniero, il delinquente …&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-2758900333974099888?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/2758900333974099888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/12/ospitare-stranieri-in-europa-arginare-o.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2758900333974099888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2758900333974099888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/12/ospitare-stranieri-in-europa-arginare-o.html' title='scheda: Ospitare stranieri in Europa. Arginare o regolare il flusso dei popoli? Quali leggi e quali confini per lo sviluppo e la sicurezza di tutti?'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-2939470338255463223</id><published>2008-11-12T03:47:00.000-08:00</published><updated>2008-11-12T03:56:17.925-08:00</updated><title type='text'>E' giusto che i cristiani che dicono spesso il Padre Nostro possano poi usare parole come extracomunitario, immigrato, clandestino... straniero?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ho trovato questo racconto che ripropongo e mi sembra adatto al nostro tema:&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL FUTURO DEI MIEI&lt;/strong&gt; di Alessandro Ghebreigziabiher&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Su una nave. In mare. Da qualche parte."Zio Amadou?""Si?""Mi Senti?"" Si che ti sento...""Ma non mi guardi." L'uomo si volta verso il nipote. Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso,tuttavia si fida e riattacca: "Zio. tu conosci bene l'italiano?""Certo, ci sono stato già due volte in Italia.""Conosci tutte le parole?""Sicuro Ousmane"Il nipote si guarda in giro come se avesse timore di essere sentito da altri, e arriva al sodo: "Cosa vuol dire extracomunitario?"L'uomo, alto e magro, sui trent'anni ha la barba che gliene aggiunge almeno una decina. Non appena sente l'ultima parola del bambino, si gira e fissa i propri occhi nei suoi.Trascorre un breve istante che sembra un'eternità in un viaggio in cui è in gioco la vita."Extracomunitario dici?" ripete sorridendo lo zio Amadou, "extracomunitario è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti nella stessa comunità, come gli italiani, e extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più.""E questo qualcosa in più è una cosa bella?""Certamente" - esclama Amadou - " tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. Io sono così così, ma tu sei di sicuro una persona bella, bellissima."L'uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell'acqua, ma Ousmane gli chiede ancora: "Cosa vuol dire immigrato?" Lo zio risponde subito:"Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che, quando noi extracomunitari arriveremo in Italia e incominceremo a vivere lì, diventeremo degli immigrati""Anch'io?""Sì, anche tu. Un bambino immigrato. Sei anche un extracomunitario, cioè qualcuno che porta alla comunità qualcosa di più bello, tutti gli italiani ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Dai cui, immigrati. Chiaro?""Chiaro zio. Prima extracomunitari e poi immigrati""Bravo" approva soddisfatto Amadou e ritorna a guardare il mare. Poco dopo il bambino richiama ancora la sua attenzione "Zio...""Si?" fa l'uomo voltandosi paziente per l'ennesima volta."E cosa vuol dire clandestino?"Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere e gli dice: "Clandestino. Sai questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari che incontrerai molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello qualcuno di loro potrà insinuare il contrario. Tu non credere a queste persone. Per quante persone possano negarlo tu sei qualcosa di più bello e lo sai perché? Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro." Amadou riprende ad osservare il mare. Ousmane finalmente si volta a guardare le onde. Il suo sguardo punta verso l'orizzonte: "Sono il futuro dei miei" pensa il bambino con orgoglio e commozione. Chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mi chiedo però: noi cristiani che diciamo spesso il Padre Nostro possiamo usare le parole come extracomunitario, immigrato, clandestino... straniero?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;don Claudio&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-2939470338255463223?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/2939470338255463223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/11/e-giusto-che-i-cristiani-che-dicono.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2939470338255463223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2939470338255463223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/11/e-giusto-che-i-cristiani-che-dicono.html' title='E&apos; giusto che i cristiani che dicono spesso il Padre Nostro possano poi usare parole come extracomunitario, immigrato, clandestino... straniero?'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-3854740526305022065</id><published>2008-11-08T23:28:00.001-08:00</published><updated>2008-11-11T00:27:40.252-08:00</updated><title type='text'>scheda: Chi sei? Non parli la mia lingua e non adori il mio Dio! Come posso ospitarti?</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il tema dello straniero è affrontato con molte sfaccettature dalla Bibbia. Nel nostro racconto abbiamo provato a legare , nella finzione dell’impianto letterario tre brani che lo affrontano con angolature molto differenti: &lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Matteo, nel cap. 25, descrive il “giudizio finale” secondo uno schema poi fatto proprio da tutti i grandi pittori. La cosa più strepitosa è l’intuizione universalistica di questo evangelista che non si è mai mosso dalla Palestina di Gesù e che ha sempre predicato il suo messaggio ai soli ebrei. Nel&lt;br /&gt;brano che fa da sfondo al nostro racconto intuisce che la salvezza è per tutti gli uomini perché non saremo giudicati in base alla nostra professione di fede ma sulle nostre azioni che riconoscono nell’uomo che ci passa accanto un fratello da aiutare e non un lupo da cui difendersi. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L’autore di Genesi ci parla invece nel cap. 18 dell’incontro di Abramo a Mambre con i “tre uomini” che si riveleranno poi tre “angeli” e che la tradizione cristiana (soprattutto orientale) ha spesso interpretato come figura delle Trinità. Essi rappresentano un modo di incontrare lo straniero da parte di un appassionato di Dio come Abramo, ben diverso da quello degli abitanti di Sodoma, molto più schiacciati sulla materialità delle loro attese: lui accoglie fiducioso gli stranieri, gli altri li “usano” (schiavizzano) per il loro piacere. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Infine il brano di Gn 21 ci svela la “genesi di un popolo straniero” (gli arabi) che in realtà è il figlio non più riconosciuto come tale, per altro sembra addirittura per volontà di Dio (o almeno con il suo beneplacito).&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;DOMANDE:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;“&lt;em&gt;ero forestiero e mi hai ospitato&lt;/em&gt;”&lt;br /&gt;Questa semplice affermazione comporta che la salvezza (la felicità eterna, il “senso” della vita) è disponibile davvero per tutti gli uomini (prima e dopo Cristo).&lt;br /&gt;Se così è qual è il senso della fede cristiana? La sua necessità? E che senso ha “evangelizzare”? &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;em&gt;"Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo"&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Dio è uno straniero che passa presso la nostra tenda.&lt;br /&gt;Posso fidarmi di lui? &lt;/li&gt;&lt;li&gt;In Gn 21 il concetto di straniero nasce dal desiderio di preservare la propria identità e il proprio patrimonio.&lt;br /&gt;Ismaele è il figlio non più riconosciuto come tale. A lui non passa il patrimonio del padre. Per questo gli ebrei possono dirsi figli di Abramo, mentre gli arabi sono discendenti di Ismaele perché è da lui che si genera il nuovo patrimonio. Quindi l’estraneità è un fatto innanzitutto patrimoniale (e successivamente culturale). Rimane pur vero però che il padre è lo stesso per cui non ci può essere disconoscimento totale dell’altro ma anche riconoscimento (e quindi accoglienza).&lt;br /&gt;Questo ci aiuta a capire la situazione attuale: gli stranieri non vengono direttamente a portare guerra ma –alcuni dicono– “minacciano la nostra identità e il nostro benessere” eppure non li possiamo disconoscere totalmente come solo “diversi” in quanto li riconosciamo uomini come noi (salvo mandare in crisi il concetto di umanità = razzismo). &lt;/li&gt;&lt;li&gt;E se invece lo straniero fosse un angelo che porta una buona notizia? Cioè se accoglierlo fosse la condizione per migliorare il nostro stato? Abramo ci ha rimesso tre focacce e un capretto, ma ha guadagnato un figlio!&lt;br /&gt;Qual è il primo atteggiamento che deve guidare i nostri comportamenti:&lt;br /&gt;Difesa o accoglienza? &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Crediamo in molti che c’è un unico Dio. Questa fede può essere una strada di incontro? O è solo una occasione di scontro tra civiltà diverse? &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Perché Dio ama la sterile, il povero, l’oppresso?&lt;br /&gt;Viceversa perché Dio sceglie uno e scarta l’altro?&lt;br /&gt;La Chiesa ha sposato la tesi della “estraneità” basata sul patrimonio e per questo nella sua dottrina sociale afferma che la proprietà è un diritto fondamentale/naturale della persona. Positivamente significa che ogni uomo ha diritto ad una identità. Negativamente indica però anche la necessità di confini (di patrimonio, di identità, di lingua, di cultura …). Oggi si va verso un mondo globalizzato, nel senso che la dimensione dei patrimoni è tale da richiedere scambi a livello mondiale, con la necessità di un governo economico e politico regolato a livello planetario. In questo contesto anche le culture e le lingue tendono a miscelarsi annacquandosi e rigenerandosi l’una nell’altra. Tale situazione può essere vista come una grande opportunità o come un incombente pericolo: siamo più vicini ad una nuova Babele o al riscatto di quel “peccato”?&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-3854740526305022065?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/3854740526305022065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/11/chi-sei-non-parli-la-mia-lingua-e-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3854740526305022065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3854740526305022065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/11/chi-sei-non-parli-la-mia-lingua-e-non.html' title='scheda: Chi sei? Non parli la mia lingua e non adori il mio Dio! Come posso ospitarti?'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-2961416277458932707</id><published>2008-10-22T03:13:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T01:11:20.324-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peccato'/><title type='text'>responsabilità e peccato originale</title><content type='html'>Questa pagina non è del tutto frutto di riflessioni mie, ma una rielaborazione di alcuni capitoli del libro “Dio dove sei?” di Carlos Mesters.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che Dio vuole è Il Paradiso e questo è il bozzetto del mondo. Una tale pianta della costruzione del mondo Dio la consegnò all'uomo, suo impresario, affinché egli, con le proprie mani costruisse la sua felicità. L'uomo possedeva la possibilità reale: di vivere sempre ed essere immortale; di essere felice senza mai soffrire; di vivere in armonia con Dio senza mai peccare. Non solo ce l'aveva, ma ce l'ha, perché Dio non ha cambiato idea. Dio vuole ancora quel Paradiso. Tale Paradiso dovrebbe esistere. Con la sua descrizione l'autore di Genesi denuncia il mondo di cui ha esperienza. Ma noi ci poniamo la domanda:&lt;br /&gt;"Ma perché, allora, il mondo è tutto il contrario di quello che dovrebbe essere? Chi è il responsabile?”.&lt;br /&gt;Per quale ragione gli uomini abbandonavano quel progetto di vita? Il serpente li attraeva.&lt;br /&gt;Il loro mondo potrebbe essere differente se non andassero dietro al serpente.&lt;br /&gt;Adamo e Eva potrebbero chiamarsi: «un uomo e una Donna», per dire: tutti noi. Essi sono lo specchio critico della realtà che aiuta a scoprire in noi l'errore localizzato in Adamo ed Eva. E’ proprio inutile chiedersi: «perché dobbiamo soffrire noi per causa di un Uomo e di una Donna? ». Non si tratta di scaricare la colpa sugli altri, ma di arrivare a riconoscere: «Sono io che faccio questo! Io sono corresponsabile del male che esiste». L'Autore non è nostalgico: «Anticamente, tutto era così buono!». Egli vuole che tutti si scuotano, si sentano responsabili e aggrediscano il male alla radice, dentro di loro.&lt;br /&gt;Vincere è sempre possibile, perché Dio lo vuole.&lt;br /&gt;La descrizione dell'«origine del male» non si conclude con la catastrofe del “peccato originale”. La deviazione iniziale è appena il primo passo della disgrazia. Slegato da Dio, abusando della propria libertà contro Dio stesso, l'uomo si slega anche dal fratello: Caino uccide Abele; Caino rappresenta chiunque maltratta e uccide il fratello. La violenza si moltiplica spaventosamente fino a settantasette volte (Gen. 4, 24). Separatosi da Dio e dal fratello, l'uomo si mette sulla difensiva e cerca salvezza nella fuga, usando il rito e la magia (Gen. 6, 1-2). Finalmente, continuando di questo passo, l'umanità si impenna e si disintegra perché la convivenza e l'agire insieme diventano impossibili. (Torre di Babele).&lt;br /&gt;Nonostante tutto, però, l'autore spera e predice la vittoria dell'uomo sul male, che viene dal serpente.&lt;br /&gt;Responsabile di tutto è l'uomo. Per questo non gli è permessa la ribellione contro il male (qualunque esso sia) bensì la lotta per sconfiggerlo. Ha la missione e la capacità di farlo, perché Dio lo vuole. Il Paradiso esiste e continua a esistere come possibilità reale, dal momento che Dio non l'ha distrutto. Ha solo messo un angelo sulla sua porta, perché l'uomo non se ne impadronisca senza averne il diritto (Gen. 3, 24).&lt;br /&gt;Il futuro resta aperto. L'autore afferma che Dio non ha abbandonato l'uomo, perché: «Dio fece loro un vestito» (Gen. 3, 21), protesse Caino (Gen. 4, 15), salvò Noè dal diluvio, causato dal male dell'uomo (Gen. 6, 9-9.17). Infine, quando la disintegrazione dell'umanità rese impossibile l'agire insieme, chiamò Abramo per raggiungere in lui tutti gli altri (Gen. 12, 1-2). Comincia allora la cosiddetta «Storia della Salvezza».&lt;br /&gt;Un Paradiso in cui vi è perfetta armonia dovrebbe diventare realtà. E’ possibile costruire un simile futuro? Ci ripetiamo allora la stessa domanda, molto più difficile di tutte quelle che ci siamo fatte all'inizio: «Perché il mondo non è cosi? Che cos'è che gli impedisce di marciare verso il futuro? Chi ne è responsabile? Dove sta la causa? Che cosa fare per trasformare il mondo, dal momento che non è come dovrebbe essere?».&lt;br /&gt;L'autore del racconto del Paradiso vuole portarci a formulare domande del genere, molto più serie e impegnative di tutte le domande della storia.&lt;br /&gt;La descrizione del Paradiso terrestre è una confessione pubblica, un manifesto di resistenza, un grido di speranza, un invito alla trasformazione del mondo.&lt;br /&gt;L'autore non dà «le prove» dell'esistenza di un «peccato originale». Verifica soltanto e cerca di determinare quale forma prese la deviazione al tempo suo. Non gli importa di elaborare una teoria del come entrò il male nel mondo, ma cerca una strategia per cacciarlo dal mondo. Il peccato attacca l'uomo alla radice, ma non annulla la sua capacità di fare il bene. Nella misura in cui il peccato personale cresce, facciamo esperienze del peccato originale: «mordiamo il frutto», facendo crescere in tutti coloro che vengono dopo di noi i mali di cui l'umanità è 'colpevole'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è un primo passo? Che l’uomo smetta di voler essere Dio e cerchi di essere uomo a immagine di Dio, consapevole che è altro da Lui e che proprio all’uomo Dio ha affidato ogni suo simile e il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;don Claudio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-2961416277458932707?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/2961416277458932707/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/responsabilit-e-peccato-originale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2961416277458932707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2961416277458932707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/responsabilit-e-peccato-originale.html' title='responsabilità e peccato originale'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-2057463214806832668</id><published>2008-10-16T02:47:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T01:06:49.956-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peccato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='male'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='senso di colpa'/><title type='text'>anche Dio è in "divenire"?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;"&gt;Penso che quando ci mettiamo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;"&gt; ad affrontare questi temi la sensazione di inadeguatezza (La Bibbia direbbe nudità) colpisca tutti quanti.&lt;br /&gt;Solo un ingenuo può sperare di riuscire a dare una spiegazione “definitiva” del senso delle cose e della vita. Queste (le cose e la vita) ci definiscono come persone ma non si lasciano comprendere fino in fondo da noi perché esistono da prima e continuano dopo di noi.&lt;br /&gt;Allora si arriva inevitabilmente ad un punto della riflessione nel quale si apre davanti a noi un bivio.&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Da una parte si buttano tutti coloro che preferiscono concludere che la mancanza di un senso definitivo non merita ulteriore indagine e pertanto è meglio vivere senza senso. Dall’altra vanno ad ammucchiarsi tutti coloro che pensano invece che, se un senso c’è questo non può che esserci “rivelato” da chi eventualmente lo detiene.&lt;br /&gt;Entrambe le soluzioni prevedono una variegatissima sfaccettatura di possibilità teoriche e pratiche, ognuna delle quali ha una sua ragione e giustificazione.&lt;br /&gt;Coloro che credono in Dio sono tra coloro che hanno fatto la scelta di “attendere una rivelazione”. Ci sono anche non credenti che si muovono in questa prospettiva ma che dichiarano di essere “in attesa” di una voce che però non è ancora venuta a spiegare loro le cose e la vita.&lt;br /&gt;Tra i tanti che credono in un Dio che ha parlato agli uomini, molti si dicono cristiani, cioè affermano di credere in Gesù di Nazaret, Cristo di Dio, nato, vissuto, morto e risorto.&lt;br /&gt;Costoro sostengono che Dio ha creato il mondo e ha dato vita agli uomini, con modalità e tempi che gli stessi uomini stanno ancora indagando&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6985846899409782104#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;"&gt;; quello che i cristiani constatano (come tutti gli uomini) è che l’esperienza umana è un misto di bene e di male che in gran parte è riconducibile alle responsabilità dei comportamenti umani, ma non totalmente. Certamente le guerre, i furti, gli omicidi e tutti i soprusi e le cattiverie che non c’è bisogno di enumerare qui, risalgono direttamente alla nostra responsabilità. Per le malattie il discorso è già più complesso perché alcune possono essere indotte dai nostri comportamenti (es. il cancro ai polmoni dei fumatori) mentre altre sono assolutamente indipendenti (es. le malattie neurologiche). In alcuni casi ci sono malformazioni genetiche che accompagnano la vita intera di una persona ma la cui causa non è rintracciabile nel comportamento di nessuno. Infine vi sono una serie di “disgrazie naturali” imputabili appunto alla natura a prescindere dal comportamento umano, le cui conseguenze per l’uomo possono essere catastrofiche: terremoti, alluvioni, fulmini, valanghe …&lt;br /&gt;Dare un senso a tutta questa complessità è il compito della “rivelazione” che molti uomini attendono e che i cristiani dicono essere completa in Gesù.&lt;br /&gt;Gesù però non si è mai apertamente occupato del problema dell’origine del dolore e del male, del peccato e della morte. Ci sono due brani in cui di sfuggita sembra avvicinarsi al nostro tema.&lt;br /&gt;Il primo è l’episodio del cieco nato (Gv 9): “«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio”. Questa risposta può prestarsi a diverse interpretazioni compresa quella tremenda di un Dio che permette il male per potersi manifestare potente! Se anche concediamo all’autore l’intenzione invece di aver voluto togliere a Dio la responsabilità di quella malattia genetica per sottolineare invece la sua capacità di intervenire positivamente a risolverla, ci si chiede perché quel cieco sì e tanti altri no; perché solo qualche decina di persone dei milioni di pellegrini malati e animati dalla fede che visitano Lourdes sono stati miracolati? Anche Gesù dunque sembra constatare che c’è un male dentro ad un mondo imperfetto : non si interroga sull’origine del male ma prova ad indicarci il senso del mondo.&lt;br /&gt;L’altro episodio è nel vangelo di Luca al cap. 13: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»”. Qui il dolore ingiusto è associato da Gesù al tema della conversione. Ancora una volta Gesù non si volta indietro ad indagare l’origine e la causa ma guarda avanti per indicare un atteggiamento di salvezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se neanche Gesù ci aiuta a risolvere la nostra domanda, ci rimane solo la nostra riflessione razionale.&lt;br /&gt;Allora mi chiedo se il concetto di “evoluzione” non possa essere applicato allo stesso Dio che conosce in effetti una dinamica interna(evoluzione) per il solo fatto di essere uno e trino e di aver addirittura incarnato (cioè temporizzato e localizzato) il figlio. D’altra parte noi stessi sperimentiamo l’evoluzione non solo come male ma spesso come bene; penso per esempio agli aneliti che ci fanno desiderare il meglio o alla tensione positiva dell’innamoramento. Se così è, l’evoluzione del mondo con tutto quello che ciò significa (compresi terremoti e catastrofe naturali) non devono essere imputati alla colpa (originale) dell’uomo ma alle caratteristiche essenziali della creazione che non può che essere evolutiva. Dio ha creato un mondo in evoluzione (in questo senso imperfetto) e l’uomo ne è il meccanico che lo deve mettere a punto. Il peccato è confondere il ruolo di meccanico con quello di proprietario del mezzo: solo questo, non altro. La fatica e qualche volta il dolore del costruire, del pensare, dell’agire non sono una conseguenza del peccato ma una caratteristica della storia, della vita, della creazione. Forse l’espressione è impropria ma in questo senso si può parlare di una “responsabilità di Dio” per ciò che riguarda le disgrazie e le morti innocenti. Per questo non riesco ad immaginare se non un Dio che alla fine ricomprende tutto in sé, accoglie tutto il suo creato, lo riporta nel “suo seno” indipendentemente dal nostro aver ceduto alla tentazione di considerarci padroni del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Silvano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;"&gt;[1] Se la teoria evoluzionista è la più probabile diventa difficile dire quando è “nato” il primo uomo e soprattutto quando ha cominciato ad avere pensieri sufficientemente evoluti da poter diventare cosciente del mondo ed eventualmente di Dio. Ma anche se vogliamo ammettere un intervento creativo speciale per l’uomo inserito bell’e fatto in un mondo in evoluzione non è facile pensare all’uomo delle caverne con pensieri di relazione col divino e la coscienza di dover dominare la terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-2057463214806832668?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/2057463214806832668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/riflessioni-di-silvano-mezzenzana.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2057463214806832668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/2057463214806832668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/riflessioni-di-silvano-mezzenzana.html' title='anche Dio è in &quot;divenire&quot;?'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6985846899409782104.post-3226737109057709995</id><published>2008-10-11T12:00:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T01:01:12.062-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scheda catechesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peccato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='senso di colpa'/><title type='text'>scheda: Ospitare il peccato e il senso di colpa - la condizione umana di fronte alla coscienza del male</title><content type='html'>&lt;p&gt;“Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn.2,17) &lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il primo tema che viene a galla con forza è quello della presunta onnipotenza di Dio.&lt;br /&gt;Il creatore fa un mondo inospitale in cui la creatura fatta a sua immagine e somiglianza, farebbe fatica a sopravvivere e perciò la colloca in una piccola porzione dell’universo, dotata dei comfort essenziali.&lt;br /&gt;Qual è il senso di questo agire di Dio?&lt;br /&gt;È davvero onnipotente nel senso di potere tutto?&lt;br /&gt;Se è così, perché crea in maniera imperfetta?&lt;br /&gt;Se Dio ospita l’imperfezione nel creato il peccato è “inevitabile” perché il peccato è parte ineliminabile dell’imperfezione.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;L’uomo non può fare a meno di desiderare la perfezione di Dio perché è fatto a sua immagine e somiglianza, ma non la può raggiungere perché altrimenti sarebbe Dio.&lt;br /&gt;Dio ha messo l’uomo in una condizione contraddittoria insuperabile: o si affida a lui, al suo comandamento oppure prova a cercare da sè il modo di completare la creazione. La prima soluzione implica la rinuncia a desiderare di essere come il creatore (il Padre); la seconda significa darsi regole e comportamenti indipendenti, potenzialmente e realmente conflittuali con i “desideri” di Dio.&lt;br /&gt;L’uomo ha scelto la seconda strada.&lt;br /&gt;Poteva scegliere diversamente?&lt;br /&gt;Poteva venir meno al desiderio di essere come Dio?&lt;br /&gt;Un uomo obbediente al “regolamento” del giardino soddisfa le condizioni minime di “immagine e somiglianza a Dio”, il soggetto che per definizione non obbedisce se non a se stesso?&lt;br /&gt;Essere ospiti nel giardino e somigliare a Dio non è contradditorio?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nudità, paura, vergogna.&lt;br /&gt;La prima conoscenza autonoma dell’uomo è quella della sua inadeguatezza di fronte alla complessità dell’universo. Ma queste sensazioni viaggiano di pari passo con la voglia di domare il mondo, traguardo possibile perché questo risulta prigioniero di regole che il pensiero umano può governare e in parte cambiare.&lt;br /&gt;Ma allora il peccato è solo “colpa” dell’uomo?&lt;br /&gt;La condizione di peccatore (cioè di soggetto che rinuncia all’obbedienza per poter partecipare all’azione di perfezionamento del mondo creato imperfetto da Dio) non è piuttosto una dimensione irrinunciabile dell’umanità? &lt;br /&gt;Senza peccato non potrebbe esserci umanità (cioè somiglianza a Dio senza uguaglianza a lui).&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Se l’uomo non può diventare Dio, ma solo somigliargli di più, allora una soluzione del conflitto inevitabile che oppone l’uomo a Dio non può che darsi nella possibilità che Dio si faccia uomo. Solo se Dio viene di qua possiamo finalmente essere uguali.&lt;br /&gt;La venuta di Gesù, ha risolto il conflitto?&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6985846899409782104-3226737109057709995?l=associazionemambre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazionemambre.blogspot.com/feeds/3226737109057709995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/farsi-ospite.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3226737109057709995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6985846899409782104/posts/default/3226737109057709995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazionemambre.blogspot.com/2008/10/farsi-ospite.html' title='scheda: Ospitare il peccato e il senso di colpa - la condizione umana di fronte alla coscienza del male'/><author><name>Associazione Mambre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09968722987451920556</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NZboxNtv2-8/SPcU6HgPKsI/AAAAAAAAABM/Qhq3PHqge7I/S220/Immagine+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
